Recupero crediti nei gruppi societari: oltre il “debitore apparente”
Responsabilità oltre il “debitore apparente”: capogruppo, società collegate e amministratori – criteri, prove e tutele.

Nelle pratiche di recupero più complesse il creditore si trova spesso davanti a società operative svuotate, con attività ripartite in più entità o spostate rapidamente altrove. In questi scenari la domanda è sempre la stessa: posso chiedere il pagamento anche a chi sta dietro al debitore apparente?
La risposta dipende dai fatti. Esistono ipotesi in cui la responsabilità può estendersi oltre la società obbligata, ma richiedono un accertamento rigoroso e prove puntuali.
1) Direzione e coordinamento: quando la capogruppo risponde
Se una società impone scelte gestionali che pregiudicano la controllata e i suoi creditori, può nascere una responsabilità specifica per i danni causati. È un terreno tecnico che richiede di dimostrare:
• l’esistenza di una direzione unitaria effettiva (non solo il controllo azionario);
• decisioni imposte e non nel miglior interesse della controllata;
• un pregiudizio concreto per il creditore (perdita della garanzia patrimoniale, depauperamento, interposizioni).
Indici ricorrenti: tesoreria accentrata, prezzi infragruppo anomali, trasferimenti sistematici di margini, istruzioni operative provenienti dagli stessi organi. La documentazione contabile e le corrispondenze interne sono decisive.
2) Confusione di patrimoni e interposizioni
L’utilizzo promiscuo di conti, pagamenti incrociati senza causale, magazzini o beni condivisi, fatture emesse da una società e incassate da un’altra possono rivelare una confusione patrimoniale idonea a fondare responsabilità verso il creditore. In questi casi si indaga la sostanza: chi trae vantaggio dall’operazione? dove finiscono i flussi?
L’analisi forense di contabilità, estratti conto e flussi fornitori–clienti consente di ricostruire la reale catena economica e di individuare il soggetto effettivamente beneficiato.
3) Cessione o continuità di azienda: la “nuova” che prosegue la “vecchia”
Quando l’attività passa ad altra entità e viene proseguita con gli stessi beni, personale, clienti e marchi, è possibile far valere una responsabilità in relazione ai debiti dell’azienda trasferita, nei limiti previsti dalla legge e dalle scritture.
Occorre verificare:
• che vi sia un trasferimento effettivo di azienda o ramo;
• la data di efficacia e il perimetro dei debiti evidenziati nelle scritture obbligatorie;
• l’eventuale continuità sostanziale (la cd. phoenix company che rinasce con gli stessi elementi).
Una perizia rapida sugli asset e sui contratti aiuta a individuare il corretto bersaglio dell’azione.
4) Responsabilità degli amministratori verso i creditori
Se la gestione ha aggravato il dissesto o ha violato doveri che mirano a conservare l’integrità del patrimonio sociale, può aprirsi la strada a un’azione diretta verso gli amministratori. È una tutela utile quando la società è incapiente, ma richiede un nesso preciso tra condotte, violazioni e pregiudizio sofferto dal creditore.
Elementi tipici: prosecuzione dell’attività in perdita senza adeguate misure, distrazione di beni, pagamenti preferenziali lesivi della par condicio, omissione di assetti organizzativi minimi.
5) Strumenti cautelari: mettere al sicuro il risultato
Nelle pratiche ad alto rischio di dispersione degli asset occorre valutare da subito misure di urgenza:
• sequestro conservativo su beni e conti, quando vi sia fondato timore di perdere la garanzia patrimoniale;
• descrizione/esibizione di documenti per cristallizzare prove contabili presso il debitore o terzi;
• istanze ai terzi detentori/committenti per tracciare e vincolare crediti in maturazione.
La tempestività è spesso decisiva: il quadro probatorio va raccolto prima che i flussi si disperdano.
6) Impostazione operativa: mappa del gruppo, fatti e numeri
In studio, l’approccio segue una traccia costante:
1. Mappatura del perimetro: partecipazioni, cariche, contratti quadro, fornitori/committenti principali, marchi e beni strategici.
2. Tracciamento dei flussi: contabilità, estratti conto, riconciliazioni, incrocio fatture–bonifici–DDT.
3. Individuazione del bersaglio: capogruppo, società beneficiarie, amministratori, eventuali acquirenti d’azienda.
4. Scelta della via: negoziazione assistita con piano di rientro sostenibile, ovvero cautelare ed azioni di merito coerenti con le evidenze raccolte.
5. Gestione della continuità: quando il debitore è cliente strategico, il percorso valuta anche la salvaguardia del rapporto commerciale per quote sostenibili.
7) Documenti che spesso fanno la differenza
Ordini e contratti quadro, condizioni generali accettate, DDT e rapportini, corrispondenze su consegne e contestazioni, estratti conto certificati, bilanci del gruppo, contratti di trasporto e magazzino, centralizzazione incassi/pagamenti, report ERP: sono le fonti che consentono di trasformare indizi in prove.
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Conclusione
Estendere la responsabilità oltre il debitore apparente è possibile, ma non è mai automatico. Conta la sostanza delle operazioni, la qualità delle prove e la coerenza del percorso: prima si mette in sicurezza il quadro (atti e misure), poi si valuta se la negoziazione può raggiungere un risultato utile e sostenibile.
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