Fideiussioni personali dei soci e degli amministratori: come affrontare la “liberazione” dopo l’uscita dalla società
Rischi residui, percorsi pratici e cautele negoziali nelle operazioni di recesso, cessione quote e riorganizzazione finanziaria

Le garanzie personali prestate da soci e amministratori (fideiussioni, lettere di patronage, coobbligazioni) continuano spesso a produrre effetti anche dopo la fuoriuscita dalla società. È un punto critico che, se non gestito con metodo, può trasformare un’operazione societaria ordinata in un contenzioso bancario o in un’esposizione personale prolungata nel tempo. L’obiettivo di questo approfondimento è offrire un quadro chiaro e prudente su come impostare la richiesta di “liberazione” o sostituzione delle garanzie, quali strumenti utilizzare, in quali tempi muoversi e quali errori evitare.
Perché il tema va pianificato prima dell’operazione
Le fideiussioni sono autonome rispetto al rapporto sociale: cessare dalla compagine non comporta automaticamente la liberazione. Le banche ragionano su criteri di rischio e di continuità degli affidamenti, valutando patrimonialità, flussi e qualità delle garanzie. Per questo la gestione delle fideiussioni va inserita tra i punti centrali del perimetro transattivo: se affrontata a valle, con urgenza, riduce sensibilmente il margine negoziale.
Mappare le garanzie e i testi contrattuali
La prima attività utile è l’inventario completo delle garanzie in essere, con copia dei testi sottoscritti e indicazione dei rapporti garantiti. Vanno inclusi: linee autoliquidanti, anticipi fatture, mutui, leasing, aperture di credito, derivati, garanzie omnibus “fino a concorrenza”, eventuali clausole di estensione a rapporti futuri. È opportuno verificare se siano presenti limiti quantitativi, clausole di revoca, meccanismi di rinnovo tacito o riferimenti a contratti sostituiti nel tempo.
Liberazione, sostituzione e attenuazione del rischio: distinguere gli obiettivi
Nella prassi si incontrano tre approcci, con impatto diverso:
• Liberazione: cancellazione della garanzia personale, con presa d’atto della banca. È l’esito più lineare, ma viene concessa quando la posizione della società resta adeguatamente garantita (altra fideiussione, garanzia reale, covenant migliorativi) o quando l’esposizione è contenuta e in fase di rapido rientro.
• Sostituzione: ingresso di un nuovo garante (ad esempio un socio subentrante) o conversione in garanzia reale (pegno, ipoteca, escrow su flussi). Richiede documentazione economico-finanziaria e un aggiornamento del merito creditizio.
• Attenuazione: riduzione dell’importo garantito, limitazione ai soli rapporti esistenti, scadenza definita, esclusione di future linee. È spesso il terreno intermedio che consente di avanzare verso la liberazione.
Quando la banca può eccepire un rifiuto
Il rifiuto non è insolito se:
• la società attraversa una fase di tensione finanziaria o riorganizzazione impegnativa;
• la garanzia personale è parte essenziale dell’assetto di rischio degli affidamenti;
• il garante uscente è l’unico con adeguata solidità personale;
• i flussi prospettici non giustificano un allentamento delle coperture.
In questi casi la trattativa va reimpostata con formalità, evitando solleciti informali privi di basi istruttorie.
Cosa funziona in negoziazione (profilo documentale e timing)
Un dossier credibile aiuta più di qualunque argomento generico. In concreto:
• Business case aggiornato: struttura degli affidamenti, andamento dei flussi, piano di rientro o di stabilizzazione, contratti chiave.
• Sostituzioni tecniche: garanzia alternativa già impegnata (nuovo garante, pegno su crediti, ipoteca su beni non strategici, escrow incassi su fatture chiave).
• Fasatura: liberazione contestuale a milestone verificabili (ad esempio riduzione dell’esposizione sotto una soglia, chiusura di una linea a breve, incasso di crediti garantiti).
• Clausole di salvaguardia: impegni chiari sulla non attivazione di nuove linee sotto la garanzia del recedente e sulla limitazione ai soli rapporti elencati.
Rapporti “fino a revoca” e plafond omnibus: perché sono delicati
Le garanzie omnibus con formulazioni ampie, specie se associate a linee “a revoca”, possono abbracciare posizioni che si evolvono nel tempo. Nella richiesta di liberazione è utile circoscrivere l’ambito con un elenco puntuale dei contratti garantiti e prevedere che eventuali rinegoziazioni o sostituzioni successive non ricadano automaticamente sotto la vecchia garanzia. Anche una semplice conferma scritta della banca sulla delimitazione degli impegni residui riduce significativamente il rischio.
Uscite di soci e cambi di controllo: effetti su covenant e affidamenti
Il cambio nella compagine può incidere su impegni con la banca (covenant, clausole di change of control, obbligo di informativa). Prima di formalizzare recesso o cessione quote è prudente verificare:
• se il mutamento della compagine comporti revisione degli affidamenti o richiesta di ulteriori garanzie;
• se la banca colleghi condizioni economiche alla presenza di specifici soci o amministratori;
• se vi siano termini per comunicare l’operazione e i relativi documenti da allegare.
Una comunicazione ordinata, accompagnata da un assetto di garanzie alternativo, favorisce la liberazione del garante uscente.
Patti parasociali e accordi interni: inserire le tutele “a monte”
La prevenzione più efficace si negozia tra soci. Nei patti parasociali o negli accordi di exit è utile prevedere:
• obbligo della società (o dei soci subentranti) di adoperarsi per la liberazione dalle garanzie entro un termine ragionevole, con meccanismi sostitutivi in caso di diniego (ad esempio deposito cauzionale, escrow su incassi, garanzia sostitutiva);
• manleve e rimborsi spese in favore del socio uscente per ogni costo sostenuto a causa della garanzia residua;
• clausole risolutive a tutela del socio in caso di mancato raggiungimento della liberazione.
Queste previsioni non vincolano la banca, ma disciplinano i rapporti interni e riducono la conflittualità.
Operazioni con investitori o acquirenti industriali
In ingressi di investitori o in acquisizioni, la richiesta di liberare i garanti uscenti è normalmente negoziata come condizione sospensiva o come covenant post-closing. Se l’istituto non rilascia la liberatoria contestuale, si ricorre a soluzioni ponte: pledge su conti dedicati, escrow dei flussi più rilevanti, impegni di rifinanziamento entro scadenze definite. La chiarezza contrattuale evita che, chiusa l’operazione, il socio uscente resti esposto senza contromisure.
Gestione delle garanzie su posizioni ormai rientrate
Accade che la garanzia personale permanga nonostante l’estinzione del debito principale. È buona prassi richiedere per iscritto l’attestazione di estinzione e la cancellazione di ogni vincolo sui sistemi interni della banca, allegando i documenti di chiusura. In assenza di riscontro, una diffida ordinata, con elenco dei rapporti chiusi e riferimento alle quietanze, porta spesso alla regolarizzazione senza irrigidimenti.
Errori da evitare
• Confidare che l’uscita dal capitale comporti la liberazione automatica.
• Gestire la questione con scambi informali, senza dossier finanziario e senza proposte alternative.
• Lasciare testi omnibus non circoscritti a rapporti elencati, specie in presenza di rinnovi o sostituzioni di linee.
• Trascurare gli effetti su leasing, factoring, garanzie incrociate, lettere di patronage rilasciate a favore di società del gruppo.
• Dimenticare la mappatura delle garanzie personali “collaterali” (ad esempio fideiussioni su contratti di locazione, forniture strategiche, polizze con pegni).
Domande ricorrenti in studio
È realistico ottenere la liberazione immediata?
Dipende dall’assetto degli affidamenti e dalle garanzie alternative disponibili. Dove l’equilibrio rischi/garanzie resta solido, la liberazione è praticabile; altrimenti si lavora su sostituzione o attenuazione con tappe intermedie.
Se la banca rifiuta, è tutto fermo?
Non necessariamente. Si può proporre un percorso graduale: riduzione dell’importo garantito, limitazione ai rapporti elencati, scadenze definite, escrow temporaneo, e liberazione al raggiungimento di soglie di rientro.
Basta una manleva dei soci rimasti?
La manleva tutela i rapporti interni, non vincola la banca. È utile, ma non sostituisce la liberatoria: va affiancata da un percorso di sostituzione o delimitazione formale della garanzia.
È utile coinvolgere l’organo amministrativo?
Sì. Una delibera che descriva l’assetto post-uscita, confermi la sostenibilità degli affidamenti e approvi la sostituzione delle garanzie rafforza la posizione in banca.
Una metodologia prudente
Il caso si gestisce bene quando si combinano quattro elementi: mappatura completa delle garanzie; dossier finanziario aggiornato e credibile; proposta tecnica di sostituzione/attenuazione; scansione temporale con traguardi verificabili. Il linguaggio delle banche è quello del rischio ben presidiato: definire in modo trasparente chi sostituisce cosa, quando e con quali limiti è il passaggio che rende praticabile la liberazione del garante uscente, riducendo i conflitti e preservando continuità e reputazione dell’impresa.
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