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Fideiussioni bancarie di soci e amministratori: come ottenere la liberatoria quando si esce dalla società

Cessione quote, recesso, passaggi generazionali: gestione corretta delle garanzie personali e riduzione del rischio residuo.

Tavolo di lavoro con perimetro di cessione d’azienda e documenti operativi

Quando un socio o un amministratore lascia la società, il primo tema pratico non è solo il prezzo della quota o la consegna dei poteri: è la liberazione dalle garanzie personali rilasciate negli anni a favore delle banche o dei fornitori strategici. Fideiussioni, lettere di patronage, pegni su quote o su beni personali, impegni di regresso interni: sono strumenti che hanno consentito lo sviluppo dell’azienda, ma che continuano a produrre effetti finché non interviene una liberatoria espressa del creditore o un meccanismo contrattuale di sostituzione. Pensare che l’uscita dalla compagine elimini automaticamente la garanzia è un equivoco pericoloso: senza una gestione ordinata, il rischio di richieste future resta concreto.

Quali garanzie personali vedere e in che ordine

In contesti di impresa, le forme più ricorrenti sono:
• Fideiussione specifica a garanzia di un singolo finanziamento, con importo e scadenza definiti.
• Fideiussione omnibus a garanzia di tutte le obbligazioni presenti e future della società verso la banca, entro un massimale.
• Lettera di patronage o impegni di sostegno, più o meno vincolanti, con cui il socio si impegna a mantenere determinati equilibri finanziari.
• Pegni su quote sociali, su crediti o su beni personali.
• Coobbligazioni e avalli su effetti commerciali.

L’esame deve essere completo: si raccolgono i contratti di finanziamento e i moduli di garanzia sottoscritti, si verifica la presenza di clausole di sopravvivenza dopo l’uscita del socio e si ricostruisce l’esposizione effettiva. In parallelo si controllano gli eventuali patti interni di regresso tra soci (chi sopporta cosa e in che misura), spesso contenuti in patti parasociali o in accordi separati.

Perché la liberatoria non è automatica

La garanzia personale nasce da un rapporto diretto tra il garante e il creditore. L’eventuale cessione della quota o la revoca dell’amministratore non incidono su quel rapporto, a meno che il creditore acconsenta a liberare il garante o ad accettare un sostituto. In assenza di liberatoria, la banca può continuare a rivolgersi al garante per obbligazioni sorte anche dopo l’uscita, se il testo della fideiussione lo prevede e se la linea di credito è rimasta la stessa. La distinzione tra garanzie su singoli finanziamenti e garanzie “omnibus” è rilevante: le seconde richiedono un’attività di rinegoziazione più attenta.

Il momento giusto per aprire il dossier con le banche

La trattativa sulla liberatoria funziona quando è inserita a monte dell’operazione societaria. Nelle cessioni di quote o nel recesso, è opportuno prevedere nel term sheet che l’uscita sia condizionata al rilascio delle liberatorie o, comunque, alla definizione di un percorso di sostituzione delle garanzie. Spesso occorre un tavolo congiunto con banca, società e soci: l’istituto di credito chiede di conoscere la nuova struttura e le coperture alternative che la società è in grado di offrire.

Le strade pratiche per ottenere la liberatoria

Nella prassi, le soluzioni che portano a una delibera favorevole sono tre, anche combinabili:
1. Sostituzione del garante
Il nuovo socio di riferimento o un soggetto collegato subentra nelle garanzie, mantenendo invariati importi e condizioni. Serve la firma di nuova modulistica e, a volte, una breve verifica di merito creditizio.
2. Rimodulazione delle linee
La società ristruttura il debito esistente, riducendo i fidi o sostituendo alcune linee con strumenti con minor fabbisogno di garanzie personali (ad esempio, aumentando collateral aziendali). In questo contesto la banca può concedere la liberatoria almeno sulle posizioni più onerose per il garante uscente.
3. Garanzie alternative
Si offrono collateral reali (pegno su crediti commerciali, ipoteche su beni della società, escrows su incassi di contratti) o garanzie pubbliche quando accessibili. La solidità della struttura alternativa agevola la decisione dell’istituto.

È utile definire un cronoprogramma: quali garanzie vengono liberate al closing, quali entro un certo termine, quali a fronte di eventi-chiave (ad esempio l’estinzione di uno specifico finanziamento).

Documenti e informazioni che la banca chiede di norma

Per istruire la pratica, la banca richiede un set informativo standardizzato:
• Profilo della nuova compagine e dell’assetto amministrativo.
• Situazione contabile aggiornata, con focus su posizione finanziaria netta, andamento dei fidi, indicatori di rimborso.
• Business plan sintetico a 12–24 mesi che mostri la sostenibilità del debito.
• Copia degli accordi societari che disciplinano l’uscita del socio, nei limiti necessari a comprendere le tutele.
• Elenco dettagliato delle garanzie da liberare e delle garanzie alternative proposte.

Un fascicolo curato riduce i tempi e trasmette affidabilità: la decisione della banca è più serena quando la sostituzione delle garanzie è parte di un quadro complessivo coerente.

Cosa accade se la liberatoria non arriva

Può accadere che l’istituto non conceda la liberatoria su tutte le posizioni. In quel caso, le parti possono:
• prevedere indennizzi interni nel contratto di cessione della quota, a copertura del rischio residuo del garante uscente;
• inserire una retrogaranzia del nuovo socio a favore di chi esce, con meccanismi di rimborso immediato in caso di escussione;
• concordare con la banca una uscita progressiva collegata a milestones finanziarie (riduzione fidi, rispetto di covenants, flussi da incassi specifici).

È prudente evitare formulazioni generiche: gli impegni di indennizzo devono essere scritti con chiarezza, prevedendo procedure, termini e prova dei pagamenti.

Lettere di patronage e impegni di sostegno: come disinnescarli

Le lettere di patronage non hanno tutte lo stesso peso. Alcune sono meramente “morali”, altre contengono impegni puntuali a mantenere determinati indici o a intervenire in caso di tensioni. All’uscita del socio, è opportuno inviare alla banca una comunicazione formale che segnali il cambiamento e chieda di considerare cessati gli impegni di sostegno. Anche quando la lettera non è vincolante, una comunicazione ordinata evita fraintendimenti e rafforza la posizione del socio uscente in caso di future contestazioni.

Pegni e vincoli su quote: revoca e cancellazioni

Se a garanzia dei rapporti bancari sono stati costituiti pegni su quote o su crediti, la loro cancellazione necessita di atti specifici. Di regola serve un atto di svincolo predisposto dall’istituto o dal notaio, che viene successivamente iscritto dove necessario. È un dettaglio operativo da programmare in tempo: la presenza di un pegno non estinto può rallentare la cessione della partecipazione o la distribuzione del prezzo.

Profilo fiscale e impatti sul prezzo

La presenza di garanzie personali incide anche sull’equilibrio economico della transazione. Nelle cessioni di quote, chi esce può negoziare aggiustamenti di prezzo collegati alla liberatoria: un importo subordinato all’effettiva cancellazione entro una certa data o alla sostituzione con garanzie di pari livello. È una leva negoziale legittima che allinea gli interessi delle parti e accelera la conclusione del percorso con la banca.

Buone pratiche per società, soci e banche

Un’uscita ordinata si costruisce con alcune semplici attenzioni:
• avviare per tempo il tavolo con gli istituti;
• mappare in modo completo tutte le garanzie e i testi firmati;
• presentare un quadro finanziario credibile e documentato;
• prevedere in LOI/accordo di cessione condizioni chiare su liberatorie e sostituzioni;
• aggiornare deleghe, poteri di firma, mandate e accessi ai sistemi bancari immediatamente dopo il closing;
• conservare copia di tutte le liberatorie e degli atti di svincolo.

Domande frequenti

La banca è obbligata a rilasciare la liberatoria quando esco dalla società?
No. È una decisione discrezionale: la banca valuta l’affidabilità del nuovo assetto e le garanzie alternative proposte. La liberatoria si ottiene di norma con una sostituzione o con una rimodulazione delle linee.

Se ho firmato una fideiussione per un finanziamento già estinto, ho ancora rischi?
Se il finanziamento è estinto, la garanzia legata a quella specifica operazione non ha più ragion d’essere; è comunque opportuno ottenere dalla banca una attestazione di estinzione e svincolo, per completezza documentale.

Le fideiussioni omnibus coprono anche debiti futuri dopo la mia uscita?
Dipende dal testo sottoscritto e dalla gestione delle linee. Senza liberatoria, alcune formulazioni possono coprire obbligazioni sorte successivamente; per questo è fondamentale negoziare la cessazione o la sostituzione.

È utile una retrogaranzia del socio subentrante?
Spesso sì. In mancanza di liberatoria immediata, una retrogaranzia contrattuale, ben scritta e assistita da idonee tutele, protegge il socio uscente da richieste improvvise.

Quali tempi sono realistici per chiudere le liberatorie?
Variano in base al numero di banche, alla complessità delle linee e alla qualità del dossier. Con una preparazione accurata, diverse pratiche si chiudono in poche settimane; operazioni più articolate richiedono tempi maggiori.

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